“Eccomi” di Jonathan Safran Foer

Pochi giorni fa, per motivi che con Foer nulla hanno a che fare, mi sono imbattuto in un articolo del 1987 di Silvano Sabbadini che scriveva1:

È difficile fare una recensione del libro senza recensire il suo pubblico e la sua campagna promozionale fatta di tours internazionali, foto d’attor giovane, lunghi servizi stampati prima ancora che il libro sia uscito – i recensori, si sa, leggono in bozze, collaborando e non distinguendosi più dagli uffici stampa – dal tono vagamente sociologico, cioè fitto di quelle etichette che di lì a poco serviranno all’affermazione di mode

Leggendo queste parole (il corsivo è mio) mi è venuto spontaneo pensare a quanto è accaduto qualche mese fa all’uscita di Eccomi2, accolto con iperboliche recensioni che, a partire dai più importanti quotidiani fino al più negletto dei blog, sembravano gareggiare nella ricerca del “padre di tutti i superlativi” per definire un romanzo che, arrivato dopo undici anni di silenzio, doveva ipso facto essere una pietra miliare della letteratura mondiale (per la cronaca, la definizione più utilizzata è stata quella di “opera mondo”, qualsiasi cosa voglia dire)3. Confesso che, di fronte al muro compatto della critica osannante, per un certo periodo mi sono baloccato con l’idea di scrivere una “metarecensione” con cui confutare le argomentazioni a favore del libro attraverso un’analisi puntuale del testo. Questo, però, avrebbe significato dover dedicare ancora molto tempo a un romanzo che ne aveva già richiesto fin troppo per portarlo (con molta fatica) a termine. Ho quindi deciso di limitarmi a cogliere uno spunto di Luca Briasco che, nel suo Americana4, scrive:

Eccomi è un romanzo che trabocca letteralmente di intelligenza. Basta scorrere le prime pagine per imbattersi in una sequela di immagini fulminanti come aforismi, che meriterebbero tutte una citazione

Tutto vero, se non fosse per alcuni, a mio avviso non trascurabili, particolari. Innanzitutto per scrivere un bel libro l’intelligenza è necessaria ma non sufficiente (altrimenti Franzen avrebbe scritto solo libri bellissimi). In secondo luogo il romanzo di Foer è lungo seicentosessantasei pagine (i patiti della numerologia possono sbizzarrirsi), per cui mi sembra riduttivo limitarsi alle “immagini fulminanti” contenute nelle prime. Infine posso assicurare il mio benevolo lettore che per ogni immagine “fulminante” ce ne sono almeno due o tre che potremmo definire “fulminate”, come quella che si trova a pagina 369: “l’imbarazzo è la peperonata delle emozioni… Si ripresenta sempre”. Di fronte a un orrore del genere, degno dei più alati dialoghi fra Er Monnezza e Bombolo, la prima cosa che viene da pensare è a una cantonata della traduzione (che però è stata – anch’essa – unanimemente magnificata), se non fosse che, in ogni caso, si tratta dell’adattamento di qualcosa di simile, o forse di peggio, scritto dall’Autore5.

 


Eccomi
è un romanzo funestato da innumerevoli ed estenuanti dialoghi fra personaggi a vario titolo irrealistici, teatrali: chi, sano di mente, parlerebbe come Irv? Chi ha mai conosciuto un tredicenne che parli come Sam senza rivolgersi a un esorcista? E i dialoghi non sono l’unico punto dolente del romanzo. Che dire, infatti, dell’utilizzo sfinente della doppia negazione e della negazione dell’opposto? “Una religione non si regge sulle doppie negazioni”, scrive Foer: neanche un romanzo, caro Jonathan, neanche un romanzo6.

Non mancano frasi apparentemente decisive ma che, a uno sguardo appena più attento, si rivelano del tutto prive di senso logico, come l’ennesima, stucchevole, variazione dell’incipit di Anna Karenina, che qui diventa: “Tutte le mattine felici si assomigliano, esattamente come tutte le mattine infelici, ed è questo, in fondo, a renderle così profondamente infelici”. Cosa significa? Se ciò che rende infelici le mattine infelici è il fatto di assomigliarsi, e lo stesso vale per le mattine felici, qual è il senso? Inutile aggiungere che anche il campionario di frasi a effetto, originali quanto quelle dei cioccolatini e significative quanto un hashtag di Twitter, è piuttosto vasto7. Per tacere dell’inspiegabile elemento distopico legato al terremoto in Medio Oriente e alla quasi-distruzione di Israele: una intermezzo posticcio, fine a se stesso, artificioso.

A un certo punto Foer scrive: “una mano ebraica può fare di più che masturbarsi e reggere una penna”, cosa di cui non ho motivo di dubitare, ma che suona potentemente quanto involontariamente ironica, visto che Eccomi sembra proprio una estenuante seduta di onanismo mentale praticata usando una penna. Sono certo che tale imponente attività autoerotica possa nascondere, a un’occhio critico più raffinato del mio, motivazioni pregnanti e significati profondi: lascio a chi possegga quell’occhio il piacere di farlo, provando il sottoscritto, come ha scritto Luigi Lunari, “una crescente diffidenza per le spiegazioni più complicate delle cose che intendono spiegare”8.

È proprio tutto da buttare in questo libro? No. In mezzo a questo verboso piagnucolio corale ho trovato qualche pagina del Foer che avevo tanto apprezzato in Molto forte, incredibilmente vicino. Purtoppo si tratta di una dose omeopatica di bellezza, del tutto insufficiente per salvare un romanzo che fa acqua da tutte le parti e che sembra scritto dall’avatar di Foer nel videogioco Other Life (leggete il libro se proprio volete saperne di più). E non è un caso che la storia si concluda con la scena del vecchio cane Argo malato e in procinto di essere soppresso, perchè confesso che alla fine della lettura mi sono sentito come lui, anche se fortunatamente non ho avuto bisogno di una iniezione letale per lenire le mie sofferenze: mi è bastato chiudere il libro.

E su questo non ho altro da dire.

 

#fallabreve: Molto brutto, incredibilmente noioso.

 

1 Silvano Sabbadini: Romanzo del mito americano. L’Indice 1987, n.2.
2 Il fenomeno si ripete ogni volta che viene pubblicato un libro costruito per essere il caso letterario del momento, sia chiaro.
3 Rispetto al 1987 la situazione è molto peggiorata visto che il mondo dei social mette a disposizione delle case editrici una inesauribile massa di volonterosi uffici stampa che lavorano a titolo gratuito o al modico prezzo di una copia omaggio da ostentare a noi lettori normali (quelli che i libri se li comprano, per intendersi) postando foto in cui l’incolpevole tomo fa da contorno a tovagliati, porcellane e vettovaglie.
4 Luca Briasco: Americana. minimum fax, 2016; pag. 295.
5 Vi segnalo una selezione di altre immagini “fulminate” (i corsivi sono miei e fra parentesi c’è il numero di pagina): “…suscitando in Jacob un’occhiata al cielo involontaria quanto un conato di vomito” (13); “Julia posò il pomello e ne prese uno il cui unico termine di paragone onesto era il dildo che le avevano regalato per l’addio al nubilato” (61); “lui le baciò il Polo nord della testa” (74); “…e il mio glande tumescente ha suonato il campanello della casa dall’altra parte della strada” (551); “ricordo l’arcipelago di albumina sul salmone” (592).
6 Alcuni esempi di quel che intendo dire (come al solito i corsivi sono miei e fra parentesi c’è il numero di pagina): “Come aveva fatto la somma di tutta la sua presenza a tradursi in assenza?” (114); “insieme facciamo una persona completamente incompleta” (242); “aveva bisogno di allontanare quello che aveva bisogno di attrarre” (383); “era incredibile quanto poco fosse cambiato mentre tutto cambiava” (441); “poteva aspettare finché non avrebbe più dovuto aspettare” (441).
7 Altre frasi ad minchiam: “la necessità è l’ex moglie della capacità” (575); “l’orizzonte nasconde la distanza, e lo stesso fa la distanza” (625); “il matrimonio è il contrario del suicidio, ma è l’unico atto di volontà che abbia la stessa definitività” (136).
8 Luigi Lunari: Prefazione. In: Alice nel paese delle meraviglie. Feltrinelli, 2013; pag. 18.

Sinossi

“Eccomi.” Così risponde Abramo quando Dio lo chiama per ordinargli di sacrificare Isacco. Ma com’è possibile per Abramo proteggere suo figlio e al tempo stesso adempiere alla richiesta di Dio? Come possiamo, nel mondo attuale, assolvere ai nostri doveri a volte contrastanti di padri, di mariti, di figli, di mogli, di madri, e restare fedeli anche a noi stessi? Ambientata a Washington durante quattro, convulse settimane, Eccomi è la storia di una famiglia in crisi. Mentre Jacob, Julia e i loro tre figli sono costretti a confrontarsi con la distanza tra la vita che desiderano e quella che si trovano a vivere, arrivano da Israele i cugini in visita, in teoria per partecipare al Bar Mitzvah del tredicenne Sam. I tradimenti coniugali veri o presunti, le frustrazioni professionali, le ribellioni adolescenziali e le domande esistenziali dei figli, i pensieri suicidi del nonno, la malattia del cane, anche i previsti festeggiamenti: tutto rimane in sospeso quando un forte terremoto colpisce il Medio Oriente, innescando una serie di reazioni a catena che mettono a repentaglio la sopravvivenza dello stato di Israele. Di fronte a questo scenario inatteso, ognuno sarà costretto a confrontarsi con scelte a cui non era preparato, e a interrogarsi sul significato della parola casa.

Eccomi di Jonathan Safran Foer
Titolo originale: Here I am
Guanda 2016 (2016)

Traduzione di Irene Abigail Piccinini
pp. 666
€ 22,00 (eBook € 9,99)

La mia valutazione su Goodreads:

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