Una bella scoperta – “L’anulare” e “Una perfetta stanza di ospedale” di Yoko Ogawa

Sono da sempre affascinato dalla letteratura giapponese contemporanea. Quel che più apprezzo negli autori nipponici che amo è il loro nitore, la lucente eleganza con cui sembrano in grado di definire ogni cosa: oggetti, animali, persone, sentimenti. Per me è un balsamo quello stile semplice e rigoroso a un tempo, l’amore per il dettaglio e la bellezza dei gesti anche minimi, il legame fortissimo con la natura, la capacità di lasciar sedimentare le passioni, anche le più torbide, quasi a purificare lo sguardo su di sé e sul mondo. Si tratta, tuttavia, di una passione non facile da coltivare visto che, oltre l’orizzonte “murakamiano” o “yoshimottesco”, non sono molti gli autori tradotti in italiano. Così, durante uno scambio di tweet sull’argomento, ho accettato al volo il consiglio di un’amica e ho letto tre racconti di Yoko Ogawa pubblicati da Adelphi.

Ne “L’anulare” una ragazza, voce narrante senza nome, dopo aver lasciato il lavoro dove Anulareaveva perso la punta dell’anulare sinistro in un incidente (da qui il titolo), trova impiego presso il laboratorio del signor Deshimaru, un posto davvero particolare. I suoi clienti, infatti, gli consegnano oggetti legati al ricordo di avvenimenti particolarmente significativi, spesso dolorosi, affinché vengano trasformati in “esemplari” e poi archiviati nel laboratorio, qualora volessero rivederli. Evenienza, questa, che non si verifica pressoché mai, come se la trasformazione avesse il potere di liberare per sempre i clienti dalle emozioni negative legate a quegli oggetti, con una sorta di effetto catartico ed esorcizzante. Tutto qui? Non proprio, visto che il signor Deshimaru è in grado di trasformare in “esemplari” non solo oggetti, ma anche una melodia (non lo spartito, proprio la “musica”) o una cicatrice. Nel corso delle settimane, fra la segretaria e il suo titolare, complici delle scarpe molto particolari, inizia un gioco irresistibile e perverso che, in un sottile crescendo di tensione, conduce a un finale sospeso e inquietante a un tempo.

Niente da dire, un bel racconto, ma in linea con gli schemi narrativi di altri scrittori giapponesi: un intreccio estremamente scarno e semplice; ambienti freddi al limite dell’alienazione; uno stile terso e preciso; e il solito tocco di cibo (se una “limonata calda servita con noccioline ricoperte al cioccolato” secondo voi può essere definita cibo), sesso e mistero.

Stanza_OspedaleMi aspettavo quindi di trovare più o meno le stesse cose in “Una perfetta stanza d’ospedale”: e invece sono rimasto (molto) piacevolmente spiazzato. Nei due splendidi racconti contenuti nel volume, la vita delle protagoniste, anch’esse senza nome, viene sconvolta dal vuoto opprimente di un’assenza. Assenza che può realizzarsi con una cesura improvvisa, anche se prevedibile (come nel racconto che dà il titolo al volume), o che invece può essere voluta (come nel secondo racconto: “Quando la farfalla si sbriciolò”). L’effetto è comunque paralizzante (“Rimasta sola, mi sento murata viva, non riesco a muovermi”) e lo spazio attorno alle due donne sembra condensarsi fino a soffocarle, quasi assistessimo in diretta alla genesi di un buco nero emotivo che inghiotte e trattiene tutto, anche la speranza (“Da tempo ormai odiavo «la vita»”). Il dolore legato a queste assenze si rinnova di continuo, inemendabile (“Ogni volta che penso a mio fratello, il cuore mi sanguina come una melagrana scoppiata”), e di fronte alla sua assoluta, definitiva e oscena mancanza di senso, non sembrano esistere antidoti.

E quale sarebbe la novità, direte voi? Sta nel fatto che l’Autrice riesce a parlare di tutto questo senza mai perdere quella lucente eleganza di cui ho parlato all’inizio, evitando di ricorrere a quei trucchetti patetici e sentimentalismi a buon mercato a cui molta letteratura “occidentale” ci ha ormai abituato.

Insomma, scoprire Yoko Ogawa è stata una sorpresa. Una bellissima sorpresa.

E su questo non ho altro da dire.

#fallabreve: l’insostenibile claustrofobia del vuoto.

“L’anulare” di Yoko Ogawa
Adelphi Edizioni 2007 (1994)
Traduzione di Cristiana Ceci
pp. 103
€ 9,00

“Una perfetta stanza di ospedale” di Yoko Ogawa
Adelphi Edizioni 2009 (1988, 1989)
Traduzione di Massimiliano Matteri e Yumiko Matake
pp. 128
€ 10,00

(Data di prima pubblicazione su ifioridelpeggio.blogspot.it: 19/12/2014)

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