Insalata russa

 

I russi sono matti di Paolo Nori

Già dal sottotitolo, Corso sintetico di letteratura russa 1820-1991, si capisce che siamo di fronte a un’opera piuttosto bislacca, composta di brevi (talvolta brevissimi) capitoli in cui l’Autore, più che esporre le sue opinioni critiche sugli autori e le opere trattati, segue un personalissimo fil rouge fatto di suggestioni, impressioni, immagini e cenni autobiografici che, almeno nella prima parte, tocca tre temi principali: il potere, l’amore e la vita quotidiana.

Ciò che maggiormente caratterizza l’opera è il tono scanzonato della voce narrante dietro il quale, però, si intuisce una profonda conoscenza della materia oltre a un entusiasmo quasi contagioso per la bellezza della letteratura russa. L’unico appunto che mi sento di muovere è relativo a una certa ripetitività, e mi riferisco alla ripetizione vera e propria di interi paragrafi e non all’iterazione che Nori usa spesso con finalità ironiche se non proprio comiche.  Una maggior accuratezza nella revisione dei materiali, specie quelli relativi alle letture pubbliche e agli articoli inseriti nel libro, avrebbe giovato alla scorrevolezza della lettura e all’efficacia di alcuni passaggi. Un peccato veniale, comunque.

I russi sono matti di Paolo Nori
UTET, 2020
pp. 223
La mia valutazione su Goodreads:

 

Sanguina ancora di Paolo Nori

Se con I russi sono matti la “leggerezza” di Nori risulta tutto sommato vincente, qui il discorso cambia completamente. In quest’opera, che definire “romanzo” mi pare davvero forzato (se questo è un romanzo, io sono un critico letterario), infatti, pregi e difetti del Corso sintetico di letteratura russa, sono portati all’estremo: soprattutto i difetti, purtroppo. Se allora quel saltabeccare apparentemente casuale e quel tono sgangherato risultavano gradevoli e, almeno in parte, funzionali al risultato, qui diventano zavorre insopportabili e stucchevoli. Il ricorso sfrenato (e grammaticalmente discutibile) a lunghe teorie di proposizioni incidentali (spesso del tutto inutili) e il continuo andare avanti e indietro fra il tema principale e linee narrative secondarie, suscitano un effetto di sciatteria e disordine più che di levità, per tacere dello spazio dedicato ad alcune opere del Nostro (Dostoevskij, intendo): le striminzite e frettolose paginette sui Karamazov gridano vendetta. Ed è un peccato, perché, come ho già detto, è indiscutibile la competenza di Nori sul tema, competenza che avrebbe meritato una esposizione meno “cabarettistica”, più sobria e asciutta. 

Infine, nel testo sono riportati alla lettera brani (anche piuttosto lunghi) già utilizzati nel già citato Corso, senza alcuna nota al testo che lo dichiari. Non siamo al livello di Trevi (che ha vinto uno Strega con un libro in cui quasi la metà è copiata pressoché di sana pianta dalla sua prefazione a Per il tuo bene di Rocco Carbone, senza alcuna avvertenza per l’ignaro lettore), ma un addendum alla Bibliografia sarebbe stato gradito. In conclusione, mi pare che a quest’opera possa applicarsi ciò che Manganelli scrisse a proposito di Doris Lessing: “i suoi periodi vanno in giro con le calze ciondoloni”.

E su questo non ho altro da dire.

#fallabreve: Che dispiacere (cit.).
Sanguina ancora
 di Paolo Nori
Mondadori, 2021
pp. 286
La mia valutazione su Goodreads:

 

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