Breviter proustiano #03

Proust era un neuroscienziato di Jonah Lehrer

Nel Preludio, l’Autore dice che il libro “narra di alcuni artisti che anticiparono le scoperte dei neuroscienziati: scrittori, pittori e compositori che scoprirono verità sulla mente umana – verità reali, tangibili – che la scienza solo oggi sta riscoprendo. La loro immaginazione ha predetto fatti del futuro”.

Nello specifico, secondo Lehrer, Proust “intuì molte cose circa la struttura del nostro cervello”, in particolare l’eccezionale importanza che hanno per la memoria l’olfatto e il gusto. Le neuroscienze hanno infatti dimostrato che l’olfatto e il gusto sono gli unici sensi “ad avere un collegamento diretto con l’ippocampo, il centro della memoria a lungo termine”, mentre vista, tatto e udito “vengono prima elaborati dal talamo”. Anche la fallibilità della memoria, anticipata dal Sommo, è stata dimostrata dalle ricerche scientifiche: la memoria non solo non è infallibile, ma manipola i nostri ricordi ogni volta che li rievochiamo. Sul funzionamento delle “intermittenze del cuore”, invece, la scienza sembra brancolare ancora nel buio. Non è chiaro come persistano i ricordi inconsci, né come riusciamo a suscitarli dopo averli apparentemente sepolti nell’oblio. Alcune ricerche sembrano indicare una “profonda correlazione tra i prioni e la memoria”, ma siamo lontani dall’avere una risposta univoca e definitiva.

In conclusione, non si può negare che l’idea di base sia davvero interessante. Peccato che non sia stata sviluppata in maniera del tutto convincente, perché, a parte qualche spunto accattivante, il libro risulta piuttosto confusionario, e, alla fine, deludente: non sufficientemente brillante per essere un bel saggio letterario, non sufficientemente rigoroso per essere un interessante saggio scientifico.

Proust era un neuroscienziato di Jonah Lehrer
Titolo originale: Proust Was a Neuroscientist
Codice, 2008 (2007)
Traduzione di Susanna Bourlot
pp. 204
La mia valutazione su Goodreads:

 

Proust. Frammenti di immagini di Roberto Peregalli

Nella sua Introduzione, l’Autore parla di quest’opera come di una “collezione di immagini, […] un catalogo di luoghi e di incontri […]. È un quaderno di appunti, corredato di fotografie e disegni, su ciò che si vede nella Recherche. […] la prima traccia di un film che vorrebbe mostrare queste immagini una di seguito all’altra”. Senza mettere in dubbio le buone intenzioni di Peregalli, il risultato è di una noia mortale, e lo dice uno che  nutre una venerazione per l’opus magnum di Proust. In conclusione, un libro in cui l’accuratezza della confezione è inversamente proporzionale al valore, perché questo non è solo un libro brutto: è un libro inutile.

Proust. Frammenti di immagini di Roberto Peregalli
Bompiani, 2013
pp. 337
La mia valutazione su Goodreads:

 

Proust e l’adorazione perpetua di Giovanni Cacciavillani

A metà strada fra il saggio e la guida alla lettura, mi sembra fallisca in entrambi gli ambiti. Dubito che un non conoscitore della Recherche (e quindi proprio quei “giovani e studenti” di cui si parla nella quarta di copertina) potrebbe accostarsi al capolavoro proustiano attraverso quest’opera, anche se spero di sbagliarmi.

Proust e l’adorazione perpetua di Giovanni Cacciavillani
Donzelli Editore, 2004 (2004)
pp. 183
La mia valutazione su Goodreads:

 

Proust di Samuel Beckett

Il saggio beckettiano su Proust, scritto nel 1931, è semplicemente meraviglioso. Partendo da “quel mostro bicefalo di dannazione e di salvezza – il Tempo”, il grande irlandese non assegna alla memoria volontaria “alcun valore come strumento di evocazione”, in quanto “fornisce un’immagine altrettanto lontana dal reale quanto il mito della nostra immaginazione o la caricatura offerta dalla percezione diretta”. E gli individui sono semplicemente la “sede di un costante processo di decantazione: dal recipiente che contiene il fluido del tempo futuro, stagnante, scialbo e monocromo, al recipiente che contiene il fluido del tempo passato, reso agitato e multicolore dalle mutazioni delle sue ore”.

Mai, prima di Beckett, avevo sentito parlare di “pessimismo” in relazione a Proust, della Memoria e dell’Abitudine (le maiuscole sono sue) come “attributi di qual cancro che è il Tempo”, come “archi rampanti del tempio eretto per onorare la sapienza dell’architetto, che è altresì la sapienza di tutti i saggi, da Brahmā a Leopardi, la sapienza che consiste non già nel soddisfacimento ma nella rimozione del desiderio”.

…ed egli pensa quanto sia assurdo il sogno di un paradiso in cui la nostra personalità si conservi, dal momento che la nostra vita è una successione di paradisi successivamente negati, che il solo vero paradiso è quello che è stato perduto, e che la morte guarirà molti dal desiderio di immortalità.

Anche limitandomi a quelle più folgoranti, se dovessi citare tutte le gemme contenute in questo saggio, dovrei praticamente trascriverlo. E allora concludo dicendo che leggere l’opera di un genio analizzata da un genio, è uno spettacolo di pura bellezza.

E su questo non ho altro da dire.

Proust di Samuel Beckett
Titolo originale: Proust
SE, 2004 (2004)
A cura di Piero Pagliano
pp. 129
La mia valutazione su Goodreads:

 

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