Breviter #04 – Recensioni (e stroncature) intramuscolari

 

Il pensionante e Il grande male di Georges Simenon

Il problema per chi, come me, adora Simenon, sta nel fatto che, avendo il suddetto scritto moltissimi libri, diventa difficile parlarne senza ripetersi. Tuttavia, non si può non rimanere ogni volta stupefatti dalla sua incredibile capacità di creare variazioni sempre nuove pur utilizzando un tema fatto di pochissime note, la sua maestria nell’utilizzare una tavolozza estremamente ridotta per dipingere storie ogni volta diverse, anche nelle sue opere meno riuscite (come Il pensionante).

Che ci racconti di un affarista levantino di mezza tacca o di una vedova frPensionanteedda e cinica, poco cambia. I suoi personaggi sono quasi sempre espressione di una umanità marginale, e sono troppo piccoli e gretti anche per essere dei veri “mostri”: non ne hanno il physique du rôle, e proprio per questo risultano, paradossalmente, ancora più mostruosi. Conducono vite mediocri, grigie, banali, che essi stessi disprezzano, a cui cercano di sfuggire ad ogni costo, in maniera istintiva, scomposta, anche per il tramite di un delitto. Ma un vero “mostro” cercherebbe di prevedere le conseguenze di quel delitto, di massimizzarne i vantaggi personali, di ridurre al minimo le possibilità di essere scoperto. Nei romanzi di Simenon non accade nulla di tutto questo. I suoi protagonisti agiscono sulla base di meccanismi mentali mediocri, grigi e banali quanto le loro vite, e con le loro scelte ottengono solo di porre le proprie esistenze su un piano inclinato che li condurrà inesorabilmente alla catastrofe. Se poi i lavori forzati sull’Île de Ré del “pensionante” Élie Nagéar, siano una pena più severa di quella della vedova Pontreau, condannata all’ergastolo in quel carcere senza sbarre rappresentato dal gretto squallore di una esistenza sempre uguale a se stessa, lascio a voi giudicare.

#fallabreve: Ci soGrande Maleno vite che sono un castigo anche prima del delitto.

“Il pensionante” di Georges Simenon
Adelphi, 2015 (1934)
Traduzione di Laura Frausin Guarino
pp. 167
€ 18,00 (eBook 9,99)

#fallabreve: Piccole vite di pessimo gusto.
“Il grande male” di Georges Simenon
Adelphi, 2015 (1933)
Traduzione di Barbara Bertoni
pp. 147
€ 18,00 (eBook 9,99)

 

 

 

I diabolici di Pierre Boileau e Thomas Narcejac

Un libro davvero molto bello: essenziale, tagliente, secco, dalla struttura nitida e perfetta, Diaboliciche avvince il lettore senza ricorrere a effetti speciali, trucchi tecnologici, colpi di scena incalzanti. E non è un caso che, nelle note di copertina, venga paragonato, del tutto a proposito, ai “migliori romanzi di Simenon”. Anche qui, infatti, più che i personaggi sono le atmosfere a farla da padrone, descritte con pochi tratti e che pure escono dalla pagina con vividezza impressionante. Un giallo che indaga gli aspetti psicologici del crimine, e in particolare le conseguenze del senso di colpa su Fernand Ravinel, un uomo debole e banale che, soggiogato da una passione erotica che ne sconvolge la tranquilla esistenza, si illude di essere padrone del proprio destino, finendo invece per essere risucchiato da un gorgo mentale in cui la realtà sembra giocare a rimpiattino con l’allucinazione e in cui la coscienza emette una sentenza inappellabile. Una partita a scacchi in cui il povero rappresentante di commercio si rivelerà una semplice pedina, sacrificata senza troppi scrupoli da chi ha tenuto il gioco in mano sin dall’inizio.

Insomma un gran libro, la cui architettura e il cui stile dovrebbero essere studiati con attenzione dai moderni autori di noir.

#fallabreve: Un manuale di istruzioni per divorziare scritto da Alfred Hitchcock.

“I diabolici” di Pierre Boileau e Thomas Narcejac
Adelphi, 2014 (1952)
Traduzione di Federica Di Lella e Giuseppe Giramonti Greco
pp. 173
€ 16,00 (eBook € 9,99)

 

 

La casa di ringhiera di Francesco Recami

RecamiUna divertente commedia degli equivoci in salsa noir, questa di Recami, ambientata nell’universo chiuso di una casa di ringhiera, utilizzata come fosse un vero e proprio laboratorio al cui interno si sviluppano, in maniera indipendente eppure interconnessa, le vicende dei diversi personaggi che, agendo ognuno all’insaputa degli altri, ingenerano una serie di malintesi che sembrano ingarbugliare in maniera quasi irreparabile l’intreccio, fino alla soluzione finale, forse un po’ affrettata.

Purtroppo sembra che neanche Recami sia sfuggito alle sirene della serialità e che sul personaggio di Amedeo Consonni, tappezziere in pensione, abbia già sfornato cinque romanzi. Come questo sia possibile, visto che il nostro eroe è, mai come in questo caso, un “detective per caso” e che in questa storia il suo contributo, per quanto determinante, è del tutto casuale e involontario, non lo so. Di certo non mi periterò di verificarlo.

 

#fallabreve: Georges Feydeau travestito da Agatha Christie. O viceversa.

“La casa di ringhiera” di Francesco Recami
Sellerio, 2011
pp. 213
€ 13,00 (eBook € 8,99)

 

 

Il Karma del Gorilla di Sandrone Dazieri

Quarto e ultimo, romanzo della serie del Gorilla, almeno fino a questo momento. Al netto dei diritti di primogenitura sull’idea del protagonista schizofrenico dalla doppia identità, visto che, se non erro, Fight Club di Chuck Palahniuk è del 1996, precedendo di tre anni il primo della serie di Dazieri, questo libro conferma le mie riserve, ormai assolute, sull’utilizzo della serialità per tutto quanto non rientri nel cosiddetto “giDazieriallo deduttivo classico”, à la Maigret per intendersi (se volete saperne di più leggete qui).

Se, infatti, in Attenti al Gorilla la trovata del “Socio” e quella del sonno come “interruttore” che consente il passaggio del protagonista da una personalità all’altra, poteva essere gradevole e financo divertente, al quarto romanzo si riduce a un trucchetto piuttosto fiacco e meccanico che sembra avere come unica funzione quella di consentire all’Autore di cavarsi d’impaccio da alcuni snodi narrativi particolarmente impervi da risolvere senza il ricorso a questa specie di bislacco deus ex machina. Anche senza tirarla troppo lunga sulla sospensione dell’incredulità un filo eccessiva richiesta al lettore, visto che la deprivazione di sonno per periodi prolungati è semplicemente incompatibile con la vita, qui c’è una storia che traballa, tirata via e che ha una fine appiccicata alla bell’e meglio. Insomma un libro piuttosto insignificante, adatto a chi non trovi un modo migliore di perdere tempo.

E su questo non ho altro da dire.

 

#fallabreve: È ora di farsi una dormita, Gorilla. Lunga.

“Il Karma del Gorilla” di Sandrone Dazieri
Mondadori, 2006
pp. 293
€ 10,00 (eBook € 6,99)

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