La solitudine del numero uno – “La vita perfetta di William Sidis” di Morten Brask

La storia di William Sidis, per la quale rimando alle ottime note in quarta di copertina, è quella comune a tanti bambini prodigio, strumentalizzati più o meno inconsapevolmente (e per fini più o meno inconfessabili), dai propri genitori, dati in pasto all’opinione pubblica e ai mass media come delle foche ammaestrate, dei fenomeni da baraccone, dei freak. Bambini drammaticamente e permanentemente fuori posto, dotati di un talento enorme eppure inservibile, inutile, sterile sia per la propria che per l’altrui felicità.
I primi anni di vita di William sono una vera e propria galleria degli orrori in cui i genitori, immigrati ucraini di origini ebraiche, sembrano un compendio di psicopatologia familiare.
Il padre Boris, uno psicologo (sic!), ha come unico precetto educativo la massima “Tutto dev’essere logico” e considera il figlio un laboratorio vivente per i suoi esperimenti scientifici. Basti dire che l’unico momento in cui riesce a concepire una relazione fra i concetti “bambino-giocattolo-riso” è quando sottopone al figlio sedicenne, tornato a casa dopo la laurea cum laude ad Harvard, le bozze di un suo libro sulla “psicologia del riso”.
La madre Sarah, medico (sic!), è perennemente insoddisfatta e alla continua ricerca di un riconoscimento sociale da parte della upper class newyorchese. Per dire il livello di psicosi familiare, nel capitolo della laurea fa una scenata a William perché a causa del suo scarso impegno non è riuscito a laurearsi magna cum laude!
Con una famiglia così non desta meraviglia il fatto che l’esistenza di William si trascini nell’alienazione e nella anaffettività più totale, con tutto quel che consegue anche in relazione ai rapporti sentimentali col gentil sesso.
L’unico a provare un sincero e disinteressato affetto per William è l’amico Nat Sharfman, che lo accompagnerà fin sul letto di morte.
Prima della lettura del libro, non avevo mai sentito parlare di William Sidis, la mente “con il quoziente intellettivo più alto mai misurato” e devo riconoscere che l’autore ne narra la storia con uno stile sobrio, per nulla enfatico, e per lunghi tratti piacevole, alternando il racconto su tre linee temporali.
Eppure forse è proprio nel tono complessivo che sta il limite principale dell’opera. Da un lato infatti è apprezzabile l’asciuttezza con cui Brask descrive l’infanzia di William e le violenze psicologiche subite dai genitori a seguito del suo arresto nel corso di una manifestazione del Partito Socialista Americano senza cedere alla trappola del melodrammatico e del sentimentalismo. Dall’altro, però, il suo distacco nei confronti del protagonista alla lunga si trasforma quasi in freddezza specie quando si arriva agli ultimi giorni della vita di William e si desidererebbe un po’ più di partecipazione, di calore, di umanità, di empatia.
Insomma, è come se alla fine anche Brask si fosse aggiunto alla schiera di quelli che non hanno amato William, ma che si sono limitati ad “usarlo” per i propri scopi.
E su questo non ho altro da aggiungere.

#fallabreve: Nessuno è perfetto.
“La vita perfetta di William Sidis” di Morten Brask
Iperborea 2014 (2011)
Traduzione di Ingrid Basso
pp. 387
€ 17,50

(Data di prima pubblicazione su ifioridelpeggio.blogspot.it: 14/03/2014)

 

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