Un dannato Roth d’annata – “La nostra gang” di Philip Roth

Innanzitutto voglio dichiarare che ritengo Philip Roth uno dei massimi scrittori viventi, autore di alcune opere di clamorosa bellezza (tra le ultime cito quel piccolo gioiello che è “Indignazione”) e capace anche nei romanzi meno riusciti di una pagina o di una frase che da sole valgono l’intera opera di molti scribacchini in circolazione (darei non so cosa per scrivere una pagina bella quanto l’ultima di “Ho sposato un comunista”).
In secondo luogo considero un titolo di merito il fatto che l’Accademia di Svezia si rifiuti pervicacemente di assegnargli il Nobel per la letteratura. È infatti ormai evidente che il valore letterario dei prescelti sia (quasi sempre) un fattore trascurabile. Basti vedere i due nomi in ballottaggio per il prossimo anno. Il primo è Paulo Dos Caminhas poeta degli indios Nambiquara che nella foresta pluviale amazzonica utilizza liane e cortecce di mangrovia per comporre versi onomatopeici che poi appende in mezzo agli alberi. Considerato un idiota dai compagni di tribù, ha colpito gli accademici svedesi per la “capacità di descrivere con stile simbiotico la profonda risonanza fra significante e significato”. Il secondo è lo scrittore beduino Bekim Gais-Mejeh noto per le sue opere scritte sulla sabbia. In realtà, visto che abita in una zona piuttosto ventosa del Wadi Rum, sono quarant’anni che inizia lo stesso libro ma non è mai riuscito ad andare oltre la prime tre lettere. Secondo gli accademici, tuttavia, è proprio questa “capacità archetipica di rendere appieno la fugacità e l’insensatezza dell’umano agire”, a rendere la sua opera degna del Nobel. Capirete come di fronte a cotanta concorrenza uno scrittore capace solo di raccontare meravigliosamente delle storie non abbia speranza alcuna.
Infine vorrei sottolineare che, come per molti autori di importazione, anche nel caso di Roth siamo di fronte a una certa schizofrenia editoriale per cui la data di pubblicazione (o di ripubblicazione) delle opere in Italia è assolutamente diacronica rispetto alla data di prima uscita. Questo, nel caso di un romanzo “normale” può non avere molta rilevanza. Se scritta bene, infatti, è raro che una storia invecchi male. Nel caso specifico, invece, crea diversi e non trascurabili problemi.
“La nostra gang” è stata pubblicata nel 1971 ed è sostanzialmente una invettiva nei confronti dell’allora presidente americano Richard M. Nixon (che qui diventa Trick E. Dixon) che, utilizzando vari registri (dal comizio elettorale, alla radiocronaca, passando per il copione teatrale), vorrebbe mettere in risalto la stupidità, la malvagità e l’assurdità del potere.
Purtroppo i quarant’anni di età si sentono tutti. Innanzitutto i riferimenti sono così assolutamente “americani” e circostanziati da aver reso necessario un apparato di note per orientare il lettore. Ma è soprattutto la “lunghezza” dell’opera a renderla datata. L’invettiva, il pamphlet, funzionano sullo scatto breve, sulla battuta fulminante, sulla frase icastica, soprattutto quando vogliono aspirare a un valore per così dire “atemporale”, paradigmatico. Diluire veleno e rabbia in 170 pagine sarà stato forse divertente per il lettore degli anni settanta, ma risulta stucchevole e quasi faticoso per quello di oggi.
Peccato perché il Sommo qualche idea notevole l’aveva avuta: quando immagina un emendamento per estendere il suffragio elettorale ai non nati; oppure la distruzione con l’atomica di Copenaghen, rea di aver dato asilo all’ispiratore di una rivolta dei boy scout (peraltro soffocata nel sangue); o infine quando ci porta addirittura all’inferno dove vediamo l’ineffabile Tricky tenere un comizio per soffiare il posto a Satana in persona.
Alla fine le pagine più riuscite sono le due prefazioni scritte da Roth per l’edizione del 1973 (dopo lo scoppio dello scandalo Watergate) e del 1974 (prima dell’impeachment).
Insomma, penso che molte opere di Philip Roth rimarranno pietre miliari nella storia della letteratura mondiale. Non questa.
E su questo non ho altro da aggiungere.

#fallabreve: il potere logora anche chi ne scrive.
“La nostra gang” di Philip Roth
Einaudi – 2014 (1971)
Traduzione di Norman Godetti
pp. 173
€ 18,00

(Data di prima pubblicazione su ifioridelpeggio.blogspot.it: 21/03/2014)

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