Riti di passaggio – “Vite pericolose di bravi ragazzi” di Chris Fuhrman

Siamo nel 1974 a Savannah, Georgia, profondo Sud degli Stati Uniti. Una banda di cinque tredicenni, i “bravi ragazzi” del titolo, frequenta la terza media di una scuola cattolica. Francis, la voce narrante, cresce come può fra un padre disilluso e reso violento dalla vita e una madre fatua e insoddisfatta. Per fortuna c’è Tim, senza il quale non ci sarebbe nessuna banda e la vita di Francis, Rusty, Wade e Joey sarebbe quella di qualsiasi ragazzino alle prese con le prime turbe adolescenziali, tutt'altro che “pericolosa” quindi. Tim ha vissuto al “Nord”, legge libri normalmente proibiti ai suoi coetanei (e probabilmente incomprensibili alla maggior parte degli adulti che lo circondano) e compensa la bassa statura e il fisico minuto con un’intelligenza vivace, una fantasia sfrenata e un carisma irresistibile. Quando la loro oscena parodia a fumetti della vita scolastica (“Sodoma contro Gomorra ʼ74”, sic!) arriva nelle mani di padre Kavanagh, preside del “Cuore Benedetto”, Tim elabora un piano per salvare tutti dalla bocciatura. Un piano folle e bislacco che cambierà per sempre le loro vite.
“Vite pericolose di bravi ragazzi” è la prima e unica opera di Chris Fuhrman, scomparso prematuramente nel 1991 a soli 31 anni, e si iscrive nella tradizione di quei romanzi di formazione che, invece di svilupparsi su un arco temporale molto ampio, si concentrano sul momento di passaggio dalla fanciullezza all'età adulta. Un passaggio che può assumere caratteristiche le più diverse: un trasferimento in un’altra città o in un’altra scuola, la morte di una persona cara o di un amico, una cotta che esclude il resto del mondo dalla tua vita. Caratteristiche che però hanno tutte un comune denominatore: il primo contatto con le conseguenze delle proprie scelte e con il dolore. Sono storie che gli americani sanno raccontare benissimo, anche cinematograficamente (è stato automatico pensare a “Stand by me” di Rob Reiner mentre leggevo). Fra improvvise epifanie spirituali (“Mi svegliai al buio e Dio non c’era più”), scorribande in bicicletta, fumetti, scimmie di mare (solo chi leggeva “Il monello” e “L’intrepido” sa di cosa parlo!), prime sbronze, primi baci, risse e sbucciature, attraverso gli occhi di Francis l’Autore ci fa tornare ragazzini, alle prese con emozioni e turbamenti ormai coperti dalla polvere degli anni. Anche se a mio avviso la figura centrale del romanzo è Tim. Tim è una specie di uragano, una supernova, una centrale termonucleare. Brucia di una voglia di vivere bulimica, feroce, quasi presagisse che il suo tempo è limitato. Ritiene che “il problema della vita è che quando non sei nei casini è noiosa” e allora si inventa il mondo, trascinando nella sua gioiosa follia il resto della banda.
È interessante notare lo "sdoppiamento" della voce narrante. Fino alle ultime quattro pagine, infatti, sembra quella di un tredicenne che descrive le avventure della banda dalla preparazione del “piano” fino alla tragica notte di Marshland Island. Invece alla fine scopriamo che a raccontarci la storia è sempre stato il Francis adulto che però a quel punto, come fosse stato scoperto in flagranza di reato, chiude frettolosamente con una specie di "com'è andata a finire". Insomma è come se per Fuhrman la cosa davvero importante fosse parlarci dei “sogni e dei limiti” di quei ragazzini e ricordarci che “ogni adulto è l’opera di un bambino”. Dopo sembra che la storia non gli interessi più, quasi dicesse: da qui in poi lo sapete anche voi come vanno le cose. Chissà se è stata una scelta obbligata dalla malattia che lo avrebbe ucciso e se considerava il suo lavoro pienamente compiuto. Di certo ci ha regalato un gran bel libro, ed è struggente pensare che mentre definiva la fanciullezza “quando ancora le cose potevano succedere per la prima volta” per lui le cose cominciavano a succedere per l’ultima volta.
E su questo non ho altro da dire.

 

#fallabreve: L’età dell’innocenza non esiste.
“Vite pericolose di bravi ragazzi” di Chris Fuhrman
ISBN Edizioni 2013 (1994)
Traduzione di Clara Ciccioni
pp. 273
€ 17,50

(Data di prima pubblicazione su ifioridelpeggio.blogspot.it: 15/10/2014)

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