La scala senza fine – “La Toccata in do maggiore” di Antoni Libera

Sinossi: Una meditazione sul destino dell’artista, una storia di formazione, il racconto di una sfida. In preparazione dell’esame, l’anziano professore di musica Adam Plater suona la Toccata in do maggiore di Schumann al Narratore e al suo compagno di liceo Slavek; mentre picchia sui tasti gliene racconta con voce commossa il significato come se fosse “una novelletta per pianoforte sull’arte del pianoforte e sulla vita del musicista”. È da quell’incontro oltre il tempo che la sonata di Schumann s’insinua nelle vite dei due giovani, quasi se ne impadronisce, quale profezia e memento, sull’illusione del destino, sulle sirene della vita che chiamano.

In un tempo e in uno spazio indefiniti (probabilmente a cavallo fra gli anni Cinquanta e Sessanta, in una città dell’est europeo), sta per iniziare l’ultimo anno del Liceo Musicale. Si tratta di un anno particolare perché, a parte la musica, tutte le altre materie vengono relegate in secondo piano, per consentire agli studenti di prepararsi all’esame finale che deciderà del loro destino: essere ammessi al conservatorio e diventare un musicista, oppure, “dopo dodici anni di sfibrante allenamento – scegliersi un’altra professione”.
L’anonimo Narratore e il suo compagno, Slavek B., sono allievi del corso di pianoforte dell’anziano professor Adam Plater, e sono in trepida attesa del suo verdetto sul programma d’esame che gli avevano proposto prima delle vacanze estive. Il professore comunica una variazione: invece di un Improptu di Schubert, dovranno eseguire la Toccata in do maggiore di Schumann, un brano molto più impegnativo e che pone ai due ostacoli di tipo affatto diverso. Per il Narratore si tratta di una sfida piuttosto ardua alla sua tecnica non proprio sopraffina, mentre per Slavek, molto più dotato di lui da quel punto di vista, il problema sta nel trovare la giusta chiave interpretativa, nel cogliere e trasmettere l’idea artistica alla base della composizione. Il Narratore prova ad esporre al maestro le sue difficoltà e cerca di fargli cambiare idea, ma Plater è irremovibile: “Chi non ce la fa purtroppo non sarà mai un vero pianista”. Il destino dei due ragazzi ha deciso di vestire le curiose fattezze di uno spartito musicale.
Questo piccolo gioiello di Antoni Libera, che nello spunto ricorda Il soccombente di Thomas Bernhard, vive tutto sul confronto interiore del Narratore con le proprie aspirazioni, con i propri limiti, ma anche con la propria parte oscura e inconfessabile, rappresentata dall’invidia nei confronti del compagno di studi. La Toccata è solo il grimaldello che gli 5186-3consente di prendere coscienza, con composta amarezza, di quel che egli è, senza infingimenti, senza ipocrisie. Di fronte al talentuoso Slavek, il Narratore capisce che non potrà mai salire più di qualche gradino di quella “scala dell’iniziazione musicale” che sembra non avere fine e che, peraltro, non vede al suo apice né “il grande Sviatoslav Richter” che pure quella Toccata “la suonava magistralmente”, “né titani della musica quali Jósef Hofmann, Glenn Gould o Rubinstein” che neanche “potevano paragonarsi a Schumann”, il quale, a sua volta, era molto distante da “genî ben più grandi di lui” come Beethoven, Mozart, Bach. E questa sua consapevolezza, non comune in un ragazzo della sua età, lo mette in guardia dal pericolo di inseguire modelli irraggiungibili, col rischio di “esserne ossessionati fino a perdere di vista tutto il resto e fallire la propria vita”.
Pure il constatare che la musica non è “fatta di soli genî e di personaggi di spicco […] ma anche, anzi soprattutto, di mestiere e di pratica, di umiltà e di duro lavoro”, che “i famosi compositori […] e i grandi virtuosi” altro non sono “che il vertice, la punta di un vasto, incommensurabile iceberg”, e che “perfino quella massa nascosta sotto la superficie” è comunque “composta da persone fuori dal comune”, come il professor Plater, non lo consola più di tanto. D’altronde sappiamo tutti come, da giovani, il futuro è un superlativo assoluto, o non è. Di fronte al dilemma se continuare o meno a inseguire il suo sogno, il Narratore decide di abbandonare la musica e iscriversi alla facoltà di legge.
Tutto qui? No, perché la fine della sua “giovanile avventura” nel mondo dell’arte non corrisponde alla fine della storia che ci sta narrando.
Infatti dopo quasi cinquant’anni dalla licenza liceale, il Narratore, che subito dopo la laurea ha chiesto asilo politico all’estero, riceve l’inaspettato invito a partecipare a un incontro di ex studenti del Liceo Musicale. Dopo qualche titubanza accetta e, mentre vaga per quei luoghi che tanto hanno rappresentato nella sua giovinezza, incontra di nuovo Slavek che, nonostante le brillanti prospettive, è diventato “solo” un insegnante di musica, proprio come il professor Plater, di cui ha preso il posto.
I due ex compagni di studi sono ormai anziani, pieni di amarezza e disincanto. Non hanno più aspettative e sogni, ma solo rimpianti e cicatrici. Il loro è un confronto a un tempo tenero e trattenuto nelle parole, quanto crudo e brutale nei pensieri, nel non detto.
E mentre ascolta Slavek suonare di nuovo la Toccata, il Narratore comprende che essere un semplice insegnante di pianoforte non è solo “un emblema di incompiutezza e di arida routine”, ma può rappresentare “qualcosa di elevato e struggente: il senso di autosufficienza e di una ‘austera felicità’”. E dall’esame della sua vita, nonostante i successi professionali e personali, non trova “niente all’altezza del ‘musicista al pianoforte’. E ancora una volta, come anni prima,” si ritrova “a invidiare Slavek”.
E su questo non ho altro da dire.

#fallabreve: Toccata. E fuga. Della vita. Dalla vita.
“La Toccata in do maggiore” di Antoni Libera
Sellerio Editore, 2015 (2013)
Traduzione di Vera Verdiani
pp. 105
€ 10,00

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