Breviter #02 – Recensioni (e stroncature) intramuscolari

 

“La fortezza” di Jennifer Egan

A mio avviso, le recensioni hanno senso solo se rispondono in maniera chiara ad una semplice domanda: è un libro bello o no? Spesso, infatti, si leggono elzeviri pieni di pompose locuzioni, di barocchismi, di aggettivi sontuosi, che si concentrano su sottotesti probabilmente ignoti anche all’Autore del libro, il tutto condito da coltissime citazioni carpiate con doppio avvitamento, spesso del tutto incomprensibili a noi comuni mortali. Per carità, recensioni bellissime, inarrivabili per chi scrive. Peccato che però, alla fine, non si capisca se il libro di cui parlano è bello oppure no.
Tutto questo per dire che curiosando in rete sull’ultima opera pubblicata di Jennifer Egan, ne ho trovate un paio di questo tipo. E allora, senza perdere altro tempo, affermo in maniera chiara e inequivocabile che a me “La fortezza” di Jennifer Egan non è piaciuto. Per niente. Dirò di più. Se mai dovessi tenere un corso di scrittura (come uno dei personaggi del libro), lo adotterei come libro di testo per insegnare come “non” scrivere.
Si tratta della seconda delusione che ho avuto dalla scrittrice statunitense, che pure avevo molto apprezzato per “Il tempo è un bastardo”, con cui vinse il Pulitzer nel 2011, e per “Guardami” (scritto nel 2001 e pubblicato in Italia nel 2012): non ai livelli del primo, ma assolutamente dignitoso. Poi è arrivato “Scatola nera”: un esperimento di laboratorio interessante in teoria ma affatto trascurabile negli esiti e adesso “La fortezza”.
Non vi nascondo che le mie aspettative fossero discretamente elevate, essendo stato scritto nel 2006, a cavallo fra due opere nel complesso riuscite. Aspettative naufragate già dopo pochissime pagine, di fronte a questo fritto misto di generi senza capo né coda in cui non si salva nulla: né i personaggi (prevedibili e banali quando non patetici e ridicoli), né la trama (sempre più scontata man mano che si va avanti), né l’idea di metaromanzo che sta alla base (e che già all’inizio del secondo capitolo mostra la corda), né i dialoghi (davvero irritante la tecnica del copione teatrale) per tacere, poi, delle suggestioni paranormali.
Le note di copertina parlano di “romanzo «gotico»”, “affascinante gioco letterario”, “riflessione sul reale e il virtuale nella società contemporanea”, “sorprendenti colpi di scena” e via lodando. Sarà… A me è sembrato soltanto un libro davvero, davvero brutto. Peccato.

#fallabreve: Non aprite questo libro.
“La fortezza” di Jennifer Egan
Minimum Fax 2014 (2006)
Traduzione di Martina Testa
pp. 301
€ 18,00

“L’appuntamento” di Piergiorgio Pulixi

I miei venticinque lettori sanno che di questo giovanissimo Autore ho tessuto lodi sperticate soprattutto a proposito di “Una brutta storia”, primo libro della serie dedicata all’ispettore Biagio Mazzeo (ne ho parlato qui). Mi dispiace quindi non poter fare altrettanto parlando della sua ultima fatica. Le note di quarta di copertina de “L’appuntamento”, lo descrivono un “noir psicologico” che esplora “i territori della perversione umana, dell’ossessione per il controllo e del pericolo che corre la nostra privacy in un mondo virtuale in cui le nostre vite sono facili prede di lupi mascherati da agnelli”.
Tutto vero, per carità. A mio avviso, però, questa volta Pulixi non convince. Ho trovato la storia piena di forzature e anche la sequenza serrata di colpi di scena non mi è sembrata funzionale, quanto piuttosto figlia di una programmatica volontà di stupire o, forse, della difficoltà di trovare un degno epilogo. Neanche la scelta della voce narrante in prima persona mi è sembrata azzeccata, specie in considerazione del finale (che ovviamente non svelerò). Probabilmente l’uso della terza persona sarebbe stato più indicato, consentendo all’Autore una maggior libertà di scrittura. Se a questo si aggiunge il fatto che il tutto è compresso in circa centoventi pagine si comprende come sia difficile per il lettore abbandonarsi in maniera spontanea alla necessaria sospensione dell’incredulità.
Insomma un incidente di percorso che, tuttavia, non ridimensiona l’opinione che ho del talento narrativo di Piergiorgio, in attesa della prova del nove: il prossimo libro della serie di Biagio Mazzeo che dovrebbe uscire nell’autunno del prossimo anno.

#fallabreve: Accettare questo strano appuntamento è stata una pazzia.
“L’appuntamento” di Piergiorgio Pulixi
Edizioni e/o 2014
pp. 137
€ 14,00

“Agnes Browne mamma” di Brendan O’Carroll

Quello di O’Carroll è uno di quei libri in cui il pregio più rilevante sta nella qualità della scrittura: divertente, fresca, vivace, davvero gradevole. Senza preoccuparsi di inutili intellettualismi e senza cercare numeri a effetto, l’Autore si limita a raccontarci una storia. E lo fa bene, perché man mano che si va avanti nella lettura ci si affeziona ad Agnes, ai suoi marmocchi e a Marion, la sua simpatica e sfortunata amica del cuore. Anche le parti più drammatiche del libro sono trattate con mano leggera, perché quelli di Agnes sono gli occhi semplici e saggi di chi sa che è impossibile non essere toccati dal dolore e cerca per questo di godere appieno degli sporadici momenti di spensierata gaiezza che la vita ci regala. Anche se nella storia sono assolutamente riconoscibili gli abbozzi di alcune linee narrative che, immagino, trovino adeguato sviluppo negli altri volumi della serie, in realtà ogni capitolo potrebbe essere letto anche come un piccolo racconto a sé, come un veloce bozzetto disegnato di volta in volta con gli sgargianti colori di una vitale gaiezza o con quelli appena più cupi di un dolore composto. Consigliato se vi è piaciuto il miglior Roddy Doyle, quello della Trilogia di Barrytown per intendersi.

#fallabreve: Questa è la vita!
“Agnes Browne mamma” di Brendan O’Carroll
Neri Pozza Editore 2008 (1994)
Traduzione di Gaja Cenciarelli
pp. 170
€ 9,00

“Breve storia di (quasi) tutto” di Bill Bryson

In quest’opera, ponderosa e scorrevole a un tempo, Bryson cerca di trovare le risposte alle domande che tutti i genitori si sono sentiti rivolgere dai figli e a cui, nella migliore delle ipotesi, hanno risposto buttandola in “caciara”. Con un lavoro piuttosto attento durato tre anni, dopo aver intervistato autorevoli scienziati di tutte le branche dello scibile e dopo aver consultato una montagna di testi (ho contato una bibliografia di quasi 300 voci!) Bryson, con piglio pragmatico venato da una spruzzata di sano humour, ci accompagna attraverso i misteri dell’universo mondo cercando, come ogni buon divulgatore, di rendere comprensibili ai nostri sensi i misteri dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande utilizzando esempi e immagini efficaci e spesso divertenti. E alla fine è davvero ironico constatare come in realtà, in barba alla nostra spocchia di homo sapiens, le cose che sappiamo sui meccanismi dell’universo che ci circonda e su quelli che governano la nostra stessa vita sono davvero poca cosa rispetto all’infinità di cose su cui non sappiamo davvero nulla.
E su questo non ho altro da dire.

#fallabreve: Breve storia di (quasi) tutto quel poco che sappiamo.
“Breve storia di (quasi) tutto” di Bill Bryson
Guanda Editore 2006 (2003)
Traduzione di Mario Fillioley
pp. 669
€ 9,00

(Data di prima pubblicazione su ifioridelpeggio.blogspot.it: 24/11/2014)

 

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